La generosità di Padre Ignazio

Al centro della frazione di Vittoria Apuana di Forte dei Marmi si trova il grande edificio della chiesa di San Francesco e di Santa Maria Assunta. Nel 1935, a guidare la comunità, elevata a parrocchia nel 1939, fu chiamato padre Ignazio da Carrara (1886-1944), al secolo Luigi Rossi, già guardiano del Convento dei cappuccini di Cagliari e quindi missionario in Brasile: frate modesto e generoso, responsabile anche della cura spirituale delle colonie marine del fascismo della costa fortemarmina, nel giro di pochi anni seppe guadagnarsi la stima ed il rispetto di tutti gli abitanti del posto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’inizio dell’occupazione nazista non gli impedì di proseguire la propria opera di assistenza e conforto ai bisognosi. Quando la popolazione civile di Forte dei Marmi fu costretta a sfollare, il 30 giugno 1944, padre Ignazio si rifiutò di obbedire, affermando: «Finché nel quartiere vi sarà un parrocchiano, il parroco ha il dovere di stargli vicino».
Ottenuto dalle forze d’occupazione uno speciale permesso di permanenza, il religioso, rimasto da solo a proteggere la chiesa in un paese ormai svuotato e spettrale, continuò fino all’ultimo ad offrire il suo prezioso contributo umano. Il 15 settembre 1944, tuttavia, di ritorno al convento dopo un giro di assistenza, lungo il viale nei pressi della chiesa, s’imbatté in un drappello di soldati nazisti, raccolti accanto a un autocarro: padre Ignazio si fermò un attimo a guardare, senza proferir parola. Poi riprese lentamente il cammino, in direzione del chiostro. Dopo pochi istanti, però, dal gruppo di tedeschi si staccò un militare, che cominciò a seguirlo con aria minacciosa: senza voltarsi indietro, padre Ignazio affrettò il passo e guadagnò un ingresso secondario del convento: entrato, richiuse immediatamente la porta dietro di sé. Il soldato germanico, arrestatosi qualche secondo, frugò in un sacco portato a tracolla e tirò fuori una bomba a mano: allontanatosi appena, la gettò sulla soglia. Divelta la porta, piombò nel convento e in pochi secondi riuscì a raggiungere il frate, che, in preda al panico, stava correndo su un viottolo che dal monastero portava all’orto vicino, in cerca di rifugio: il militare estrasse la pistola, prese la mira e lo freddò con due, tre colpi alla schiena. Padre Ignazio non ebbe scampo: colpito a breve distanza, cadde bocconi sull’erba, e morì poco dopo. Diffusasi la notizia della morte, alcuni coraggiosi parrocchiani, rischiando la vita, decisero di andare al convento e dare pietosa sepoltura ai resti del frate, che fu interrato nell’orto. Terminato il conflitto, tuttavia, nel settembre 1946 gli abitanti di Vittoria Apuana vollero che il corpo del religioso trovasse riposo all’interno di quella stessa chiesa di San Francesco che il cappuccino vide nascere, protesse e servì con generosità fino alla fine: oggi, padre Ignazio riposa là, nella navata centrale, sotto una grande lapide di fronte all’altare maggiore che ne ricorda a tutti l’esempio.


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