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Chiesa di Sant’Antonio epicentro dei bombardamenti

Il primo bombardamento alleato su Viareggio avvenne il 1 novembre del 1943. I bombardamenti proseguiranno fino alla Liberazione. Anche dopo la Liberazione, la città rimase esposta ai cannoneggiamenti delle truppe tedesche, che provocarono ulteriori danni materiali e altri 5 morti.

Complessivamente, in circa 70 operazioni, oltre 1700 bombe colpirono Viareggio. A causa dell’incalzare delle violenze belliche, Viareggio fu sfollata in modo pressoché totale. L’ordine di evacuazione della città fu emanato il 17 aprile 1944.

L’obiettivo delle incursioni aeree degli alleati erano soprattutto le linee di comunicazione (ferrovia e Aurelia) e le strutture produttive della darsena (la Fervet e i cantieri). Le aree distrutte furono però molto più ampie riguardando in particolare le abitazioni dell’adiacente centro storico. Le vittime civili furono complessivamente 125.

Il maggior numero di vittime fu provocato dal bombardamento del 13 marzo 1944, che colpì, con la stazione ferroviaria e lo scalo merci, anche il cavalcavia, raggiunto dalle bombe mentre sotto di esso si trovava, fermo, un treno passeggeri. Il bilancio complessivo dell’azione fu di 62 morti e 79 feriti, la maggior parte dei quali erano viaggiatori, residenti altrove (vedi segnalazione sul luogo: il bombardamento del cavalcavia).

I bombardamenti più rovinosi per gli edifici del centro storico furono quello del 12 maggio, che colpì il Palazzo Cittadella, sede del Municipio e il Teatro Pacini, in piazza Grande, con 13 morti e 15 feriti e quello del 4 giugno, con una sola vittima, ma con ampie distruzioni, dalle darsene al Varignano, al centro storico, nella zona di via Regia, via S. Francesco, via Puccini, dove si ebbe appunto l’abbattimento della chiesa di S. Antonio e dell’annesso convento.

Una targa, apposta sulla fiancata sinistra della chiesa di sant’Antonio, oggi interamente ricostruita, ricorda i bombardamenti della città, insieme alla figura di un religioso, legato al convento, che, ucciso dai tedeschi, pagò con la vita per la sua carità (vedi segnalazione sul luogo: il sacrificio di fra’ Antonio Bargagli).


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