Il Fortino, base per le spedizioni fasciste

La piazza principale del nucleo storico di Forte dei Marmi, piazza Garibaldi, appare dominata al centro dall’edificio più simbolico del paese, da cui il comune prende il nome: il Forte lorenese, meglio noto come Fortino. Nel 1928, dopo aver servito fin dal 1861 da caserma delle Guardie Doganali prima e della Regia Guardia di Finanza poi, il Fortino fu adibito a casa del fascio, e venne rinominato “Palazzo Littorio”: fu dal balcone lato monti, infatti, che, la sera del 10 giugno 1940, i paesani vennero informati della dichiarazione di guerra a Francia e Gran  Bretagna.

All’indomani  dell’8 settembre 1943, quella di Forte dei Marmi fu tra le prime case del fascio d’Italia a riaprire i battenti, sotto le nuove insegne della Repubblica Sociale Italiana e del Partito Fascista Repubblicano: a guidare la sezione, che nei mesi seguenti si sarebbe rivelata particolarmente attiva, il professore di lettere e lingue straniere tenente colonnello Vincenzo Gasperetti (1893-1945), originario di Seravezza.

Nella prima parte del 1944, il PFR di Forte dei Marmi si pose alla testa di violente spedizioni punitive contro i nascenti gruppi partigiani della montagna versiliese.

Il 28 febbraio, ad esempio, i fascisti repubblicani salirono a Ruosina, nello Stazzemese, decisi ad arrestare presso la sua abitazione quello che si stava rivelando il più talentuoso e temibile organizzatore della Resistenza armata locale, l’ex-sottotenente del Genio aeronautico Gino Lombardi (1920-1944), originario di Querceta, assieme al suo amico e vice, il pisano Piero Consani (1923-1944). Avvertiti in tempo dell’arrivo delle camicie nere, i due antifascisti riuscirono fortunosamente a lasciare l’abitato e a mettersi in salvo sulle montagne di Farnocchia. Fallito questo primo raid, gli squadristi di Forte dei Marmi replicarono la spedizione il 16 aprile, su iniziativa del capo della provincia Mario Piazzesi: anche stavolta, però, il tentativo dei fascisti repubblicani si rivelò infruttuoso. Fra le operazioni del PFR fortemarmino, particolarmente rilevanti furono poi alcune retate compiute contro sospetti antifascisti di paese: il 24 febbraio 1944, ad esempio, furono arrestati e condotti al Palazzo Littorio Piero Pierini, Mario Raffaetà, Silvio Togni, Valerio Vagli e Roberto Giannarelli, tutti giovani fortemarmini, accusati di acquisto illegale e traffico di armi a vantaggio dei “Cacciatori delle Apuane” di Gino Lombardi (il nome della prima vera formazione partigiana della Versilia voleva essere un chiaro omaggio al corpo di volontari garibaldino). Condotti nel carcere di S. Giorgio a Lucca, interrogati più volte, dopo circa un mese e mezzo di prigionia vennero infine liberati. Il 12 maggio 1944, invece, i fascisti repubblicani del Forte arrestarono Frida Fusco, Narciso Luchetti, Nicola Tonini, Dino Zarri, Luigi Vanni, Giovanni Blundo, oltre ai coniugi Annetta e Nello Pierini, questi ultimi fermati in quanto genitori  di Piero Pierini, nel frattempo “salito al monte” e divenuto partigiano. Durante la detenzione, alcuni fortemarmini organizzarono una protesta e marciarono sul Fortino, guidati dall’agguerrita pescivendola Carolina Tartarini, chiedendo la liberazione dei loro compaesani: i detenuti, di tutta risposta, furono trasferiti, in parte presso il campo di concentramento di Colle di Compito, in Lucchesia, in parte a Firenze. Dopo fortunose vicende, riuscirono tutti a sfuggire ai loro carcerieri.

Al termine della guerra, il Fortino fu ristrutturato.

Gino Lombardi

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