I fascisti si accaniscono sulla famiglia di Gino Lombardi

Borgo situato alla convergenza del Canale del Giardino con il torrente Vezza, Ruosina, attraversata da numerose strade e sentieri, fino alla metà del secolo scorso fu un vivace crocevia di portatori, scalpellini ed operai addetti ai vari settori dell’industria marmifera versiliese.

Gino Lombardi

Gino Lombardi

In tempo di guerra, all’indomani del terribile bombardamento di Pisa del 31 agosto 1943, vi venne a vivere Gino Lombardi, ancora sottotenente del Genio aeronautico distaccato all’aeroporto militare pisano di San Giusto: spaventato dai mille pericoli che avrebbero corso i propri cari a rimanere in città, li convinse a far ritorno in Versilia, non a Querceta, di dove erano originari, bensì a Ruosina, località più appartata e quindi ritenuta più sicura, dove possedevano una casa. Assieme alla madre Assunta e al padre Giuseppe, piccolo industriale del marmo di fede socialista, Gino portò con sé anche la fidanzata, Margherita Cervelli, ed i suoi genitori. All’indomani dell’8 settembre, Gino, coadiuvato dall’amico Piero Consani, stabilitosi invece a Seravezza presso la sorella Lina, si rivelò il più talentuoso e temibile organizzatore della Resistenza armata locale, capace, nel giro di poche settimane, di raccogliere attorno a sé diverse decine di giovani versiliesi, decisi a sfuggire alla leva della RSI. Nella prima parte del 1944, non a caso, il PFR di Forte dei Marmi si pose alla testa di violente spedizioni punitive contro il nascente gruppo partigiano della montagna: il 28 febbraio, i fascisti repubblicani salirono a Ruosina, decisi ad arrestare presso la sua abitazione Gino e l’amico Piero. I due antifascisti, avvertiti per tempo dell’arrivo delle camicie nere, riuscirono fortunosamente a lasciare l’abitato, rifugiandosi con i compagni su per le montagne di Farnocchia: trovato un covo in località “La Porta”, dettero vita alla prima formazione partigiana della Versilia, chiamata i “Cacciatori delle Apuane”, in chiaro omaggio al corpo di volontari garibaldino. Fallito questo primo raid, i fascisti repubblicani di Forte dei Marmi vollero replicare la spedizione il 16 aprile, stavolta su iniziativa del capo della provincia Mario Piazzesi, noto per la sua fanatica intransigenza. Saliti a Ruosina, tuttavia, anche stavolta i militi non riuscirono a rintracciare il capo guerrigliero: si accanirono quindi sulla fidanzata Margherita e sui suoi genitori, nonché sul padre di Gino, Giuseppe: furono tutti arrestati e condotti in carcere a Lucca, mentre l’abitazione di Ruosina venne saccheggiata e ogni cosa asportabile fu gettata in strada e data alle fiamme come monito per la popolazione civile.


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I fascisti si accaniscono sulla famiglia di Gino Lombardi 43.999353, 10.267450 I fascisti si accaniscono sulla famiglia di Gino LombardiIl più temibile organizzatore della Resistenza versiliese sfugge all\'arresto, ma i suoi familiari no(continua a leggere)